Trasferire soldi all’estero è legale scopra come fare per trasferire denaro all’estero, aprire conti bancari all’estero, aprire conti correnti offshore, trasferire soldi dalla Svizzera, spostare soldi dal Lussemburgo, trasferire denaro da Monaco, richiedere carte di credito non tracciabili e spendere i vostri soldi liberamente. Questo sito web, proprietà di OPM CORPORATION contiene tutte le informazioni necessarie per trasferire i vostri soldi al sicuro ed effettuare pagamenti all’estero e ricevere pagamenti dall’estero senza necessità di un conto bancario estero.

Esportare o trasferire denaro all’estero

Esportare o trasferire denaro all’estero

Esportare o trasferire denaro all’estero Le ragioni che inducono ad esportare o a trasferire il denaro ottenuto in Italia in un Paese straniero, comunitario o meno, sono innumerevoli. A causa di una continua propaganda negativa, da parte dei mass media, su tale scelta, molti considerano che esportare o trasferire denaro all’estero non sia corretto e che tali azioni in qualche modo rappresentino, di per sé, un crimine o una violazione. Ma ciò non è esatto e l’obiettivo di questo studio è spiegare perché. Quello che è importante è agire sempre nel rispetto totale e completo di quanto stabilisce la Legge. Amministrare, guadagnare (legalmente) ed esportare denaro non possono essere considerati comportamenti negativi, anzi sono alcuni dei pilastri fondamentali di ogni società civilizzata e che rispetti il lavoro proprio e quello altrui. Chi ha guadagnato legalmente del denaro deve godere sempre del diritto di trasferirlo all’estero, qualora lo ritenga opportuno. La cosa importante è sapere esattamente come farlo ed applicare le norme esistenti in materia. Le azioni realizzate in maniera incompatibile con la legislazione vigente (italiana e comunitaria) possono causare molti problemi ed anche la creazione di fondi da esportare o trasferire all’estero può non corrispondere alla normativa esistente. Per questi motivi bisogna sempre consultare dei professionisti in questo settore, i quali sono in grado di aiutare le persone a prendere le decisioni corrette riguardo al trasferimento di denaro all’estero. L’obiettivo di questo studio è, pertanto, identificare tutte le tipologie di invio di denaro all’estero e fornire consulenza legale e giuridica. Chiariamo che ci riferiamo a somme di denaro ottenute in maniera legale. Se una persona ha risparmiato o ricevuto o guadagnato una somma di denaro grazie al proprio lavoro, legalmente, ha diritto a mettere al sicuro detta somma dove lo ritenga conveniente. Per esempio possiamo considerare il caso di una persona che non ha fiducia nel proprio Paese perché quest’ultimo ha la fama di essere un Paese a rischio di insoluto, e desidera mantenere il proprio denaro in uno Stato che abbia una maggiore stabilità politica ed una migliore struttura economica e finanziaria. Questa persona può ritenere anche che una banca straniera offra maggiori garanzie di stabilità rispetto ad una banca italiana, che non vuole guardare negli occhi i clienti, o la competenza o il sottomondo, come la gente ricca (per evitare anche problemi legati alla delinquenza) o può non aver fiducia nel sistema bancario nazionale e preferire un altro Stato. Inoltre c’è chi compra una proprietà all’estero o desidera avviare un’impresa commerciale all’estero. Molteplici elementi motivano una persona a trasferire somme di denaro che le appartengono. Esiste la possibilità di trasferire una grande quantità di denaro in un’unica operazione o potete optare per spostare un po’ di denaro per volta, seguendo le procedure stabilite. Potete trasferirlo fisicamente, per conto vostro, rispettando l’importo massimo di denaro in contanti che potete portare con voi all’estero (attualmente il limite è di €10.000,00, ma si raccomanda che ogni trasferimento di denaro all’estero sia dichiarato all’autorità del luogo di residenza della persona che trasferisce il denaro). Potete anche scegliere di depositare questo denaro in una banca straniera o potete emettere un assegno o informare l’Italia della vostra disposizione di trasferire la somma che preferite, con un normale bonifico internazionale. Dovete tuttavia considerare la necessità di assicurare che queste operazioni non diventino illegali, per cui sarà fondamentale osservare in maniera dettagliata le norme vigenti in materia, senza nessuna eccezione. In caso contrario potete correre dei rischi e trovarvi in problemi che possono diventare importanti. La premessa è che queste operazioni devono sempre essere realizzate, sin dal primo momento, con fondi gestiti in maniera corretta. Ovviamente non si deve trattare di denaro di provenienza illegale o criminale, ottenuto violando le norme contro il lavaggio di denaro, o di somme per le quali non sono stati rispettati gli obblighi tributari, come quelli di controllo fiscale. In tutti questi casi ogni operazione di trasferimento di quantità di denaro deve essere considerata, dal principio, illegittima e in quanto tale non deve essere portata a termine. Nel caso di somme di denaro ottenute legalmente e dichiarate allo Stato di appartenenza, i loro trasferimenti all’estero sono sempre stati e continuano ad essere legali. Nell’Unione Europea le persone e le imprese hanno il diritto assoluto di esportare il loro capitale negli altri Stati membri, senza che nessuna autorità possa mettere in discussione i motivi per cui è stato deciso di operare in questo modo. Invece il trasferimento di capitali in Paesi che non appartengono alla CEE sono regolati da trattati individuali, che possono prevedere delle limitazioni imposte dalle decisioni prese a livello europeo sui movimenti di capitali verso persone e verso alcuni Paesi che sono oggetto di misure di restrizione. Ogni volta che si supera il limite di denaro in contanti che la Legge autorizza a trasferire, l’esportazione deve avvenire obbligatoriamente attraverso il canale bancario, che ne informerà l’ufficio di competenza. Questa segnalazione, che è obbligatoria e giustificata dalla necessità di combattere la delinquenza, non rappresenterà un problema, se, come è stato specificato anteriormente, il possesso di questa quantità è legale e l’esportazione di denaro viene dichiarata. Se il trasferimento della somma viene realizzato fisicamente, ci sono questioni importanti da tenere in considerazione, come il limite massimo di denaro in contanti che può essere trasferito o la necessità di dichiarare l’uscita del denaro o il possesso di uno o più titoli che per raggiungere la somma totale esportata. Immaginatevi allora che una persona di origine italiana abbia trasferito in questo modo delle somme di denaro presso un conto bancario straniero. Ogni anno il cittadino, nel momento in cui presenta la dichiarazione dei redditi, deve dichiarare il reddito prodotto da tale denaro per evitare grandi sanzioni che colpiranno anche gli intermediari.

Cos’è legale e cosa non lo è nel trasferimento di denaro all’estero

Cos’è legale e cosa non lo è nel trasferimento di denaro all’estero

Cos’è legale e cosa non lo è nel trasferimento di denaro all’estero

Portare denaro all’estero è perfettamente legale e non vi sono neppure limiti alla quantità di denaro esportabile. Quest’operazione non è affatto considerata sospettosa o ritenuta deplorevole; in effetti, visti i tempi in cui viviamo e considerato il rischio reale che il nostro Paese affronti maggiori difficoltà economiche, è senza dubbio intelligente esportare un po’ di capitale. Le banche italiane sono considerate abbastanza solide, ma portare i nostri possedimenti all’estero potrebbe essere una buona decisione, specialmente in vista di possibili prelievi forzati o dell’aumento delle tasse sui conti correnti, senza menzionare l’importanza strategica degli investimenti all’estero come un’altra forma di diversificare le vostre entrate. Indipendentemente dalla forma in cui portiamo il nostro denaro all’estero, deve essere chiaro fin dal principio che il trasferimento deve essere perfettamente legale e per questo è importante seguire alcune regole precise. Ovviamente possono essere esportate solo le somme ottenute legalmente. I fondi ottenuti in maniera illegale o che sfuggono al controllo fiscale (pagamenti in nero) non possono essere esportati, visto che la loro provenienza è illegale. All’interno dell’Unione Europea le persone e le imprese hanno il diritto assoluto di spostare il loro denaro in altri Stati membri, senza avere nessun obbligo di spiegare la ragione del suddetto movimento. Ma le cose cambiano drasticamente se l’intenzione è quella di muovere il denaro verso Paesi al di fuori dell’Europa. In questi casi è importante recarsi presso le singole ambasciate e chiedere informazioni, perché le regole sono determinate caso per caso dai trattati firmati con altri Paesi.

Forme di trasferire denaro all’estero e leggi collegate

Forme di trasferire denaro all’estero e leggi collegate

 Forme di trasferire denaro all’estero e leggi collegateEsistono basicamente tre forme per far uscire denaro dall’Italia, ciascuna delle quali è completamente legale, ma regolata in modi differenti. Le possibilità sono:

  1. Esportazione di denaro in contanti attraverso la frontiera
  2. Trasferimento virtuale di denaro
  3. Invio di denaro all’estero

Analizziamo ora in profondità le tre possibilità e le leggi da rispettare e a cui far riferimento in ciascuna di queste operazioni.

Attraversamento di frontiere con denaro in contanti o titoli al portatore

Attraversamento di frontiere con denaro in contanti o titoli al portatore

Attraversamento di frontiere con denaro in contanti o titoli al portatorePossiamo uscire dall’Italia con una somma inferiore a 10.000 euro in tasca gratuitamente e senza obblighi di informazione, senza che nessuno possa dirci niente. Ma se abbiamo con noi una somma più alta, allora dobbiamo necessariamente dichiarare questo valore all’Agenzia Doganale: nel caso in cui questo non venga rispettato verranno messe in atto sanzioni più incisive, come una multa, il cui valore varia dal 10% al 30% della somma di denaro eccedente i 10.000 euro, se il surplus è a sua volta inferiore a 10.000 euro. Se è maggiore allora la multa avrà un valore compreso tra il 30% ed i 50% della somma eccedente. In pratica, se usciamo dall’Italia con 15.000 euro nel doppio fondo della valigia e ci fanno un’ispezione improvvisa, pagheremmo tra i 1.500 ed i 5.000 euro in più di penalità. Se ci sorprendono con 21.000 euro, la multa potrebbe arrivare fino ad 11.000 euro, ovvero avrebbe un valore compreso tra il 30% ed il 50% dell’eccedente. Possiamo dunque uscire dall’Italia solo con la quantità di denaro che dichiariamo e la comunicazione può essere trasmessa in una delle seguenti maniere: per via elettronica, prima di varcare la frontiera, così com’è indicato nel sito web della Dogana e portando con noi una copia del documento inviato; consegnando una dichiarazione scritta nel momento in cui si sbrigano le pratiche per l’attraversamento della dogana. In questa pagina è possibile scaricare il modulo da completare. In questo caso bisogna anche prestare attenzione ad un altro aspetto: immaginate di voler ritirare dalla banca 9.999 € in contanti da portare con voi all’estero: potete farlo legalmente perché la cifra è inferiore all’importo massimo ammesso. Tuttavia alcune banche hanno applicato le leggi in maniera scorretta nella gestione di somme superiori ai 1.000 euro; normalmente si crede che qualsiasi prelievo o pagamento di quest’entità debba essere riportato alle autorità competenti (UIF), per cui il Ministero delle Finanze ha dovuto promulgare una circolare per specificare che “le operazioni di prelievo e/o di pagamento in contanti richieste dal cliente superiori al limite stabilito dall’art. 49, non costituiscono automaticamente una violazione e pertanto non c’è l’obbligo di riportarlo alle autorità competenti, secondo quanto stabilisce l’art. 51 del Decreto Legislativo 231/2007. Se non abbiamo niente da nascondere, possiamo prelevare il denaro un pace, ma sappiamo che ogni cifra superiore ai 1.000 euro riportata su qualsiasi assegno o richiesta di spiegazione, implica l’obbligo per i cittadini di dimostrare cosa fanno con il denaro e questo non è sempre facile da documentare. Per evitare questo problema possiamo pensare di ritirare (dagli sportelli automatici, per esempio) cifre sempre inferiori al tetto massimo dei 1.000 euro. In questo caso considerate che i prelievi devono essere effettuati ad una distanza di almeno 7 giorni uno dall’altro; in caso contrario è possibile che si attivino gli allarmi e che la banca lo riporti alle autorità competenti.

Trasferire denaro all’estero per via telematica

Trasferire denaro all’estero per via telematica

Trasferire denaro all’estero per via telematicaIn questo caso non è necessario dichiarare il trasferimento di denaro, perché tutto viene registrato nei sistemi elettronici gestiti dalle banche o dalle imprese che si occupano del nostro denaro. Se vi fosse una richiesta esplicita da parte dell’Agenzia Tributaria, la banca dovrebbe inviare tutti questi dati al nostro conto corrente (articolo 11 del Decreto Legge 201 del 2011). Pertanto possiamo andare all’estero, aprire un conto corrente bancario nella forma richiesta nel Paese in cui arriviamo e realizzare un trasferimento di denaro dal nostro conto a quello del Ministero degli Affari Esteri italiano, senza dover giustificare nulla, né infrangere nessuna legge. È importante tener conto del fatto che la maggior parte delle banche non esige commissioni per trasferire denaro da un conto italiano ad un altro conto all’interno dell’Unione Europea; invece bisogna fare attenzione quando si trasferisce denaro fuori dalla CEE, ma questo verrà spiegato nel capitolo successivo. Un altro sistema per far uscire del denaro dall’Italia è affidarsi alle compagnie che si occupano specificamente di questo, come Western Union, Travelex Dinero o MoneyGram. Questi organismi possono arrivare in molte parti del mondo: tutto quello che dovete fare è registrarvi sul loro sito, compilare un modulo e realizzare il trasferimento mediante l’introduzione dei dati del vostro conto bancario o recarvi presso un ufficio locale e realizzare da lì il trasferimento. Logicamente avrete bisogno di qualcuno che riceva il denaro: un amico o un’impresa come PAYOPM. Chi riceverà il denaro sarà ovviamente avvisato e dovrà fornire il numero del trasferimento per potersi recare all’ufficio nel suo Paese e ritirare la quantità stabilita. In generale c’è un limite alla quantità di denaro trasferibile mediante il servizio virtuale, ma tramite operatore o recandosi direttamente negli uffici dell’Agenzia si possono spostare somme più elevate. Se scegliamo questa possibilità bisogna fare attenzione ai costi di transazione ed ai tassi di cambio. Se trasferiamo il denaro all’interno dell’Europa bisogna prestare attenzione solo ai costi stabiliti dalla società, ma se trasferiamo somme di denaro fuori dalla comunità europea è importante controllare il tipo di cambio applicato, perché spesso è svantaggioso in confronto a quello “ufficiale”.

Come dichiarare il denaro che si possiede all’estero

Come dichiarare il denaro che si possiede all’estero

Come dichiarare il denaro che si possiede all’estero Il denaro trasferito liberamente all’estero, va indicato a parte nella dichiarazione dei redditi in Italia. La legge è molto chiara in proposito: chi possiede denaro all’estero deve completare il quadro RW, che indica le somme di denaro possedute ed i guadagni che da esse derivano. La Legge 227 del 4 agosto 1990 specifica che si tratta di un obbligo per i singoli individui (per le imprese esiste una legislazione separata): noi semplici mortali se vogliamo trasferire denaro all’estero dobbiamo ricordarci tutti gli anni di dichiarare le somme trasferite nel 730. Se questo denaro non produce entrate, ovvero se solo lo lasciamo parcheggiato all’estero perché abbiamo paura di quello che facciamo in Italia, allora non ci sono tasse. Se lo investiamo e abbiamo dei guadagni, allora dobbiamo dichiararlo in Italia e pagare le tasse. Le tasse sugli investimenti e le entrate all’estero si pagano nel Paese di residenza, per cui se compriamo una casa all’estero o spendiamo 10.000 € di affitto all’anno, questo denaro deve essere dichiarato ed è sottoposto a tassazione in Italia. Per quanto riguarda i cosiddetti paradisi fiscali c’è una dichiarazione a parte, ma questo tema lo affronterò nel prossimo articolo.

Come fa la gente a portare il suo denaro in Svizzera o a Panama?

Come fa la gente a portare il suo denaro in Svizzera o a Panama?

Come fa la gente a portare il suo denaro in Svizzera o a Panama? Ovviamente paga qualcuno che si assuma il rischio di attraversare la frontiera con un buon bottino in tasca e con la speranza di non ricevere nessun controllo. Una volta arrivato a destinazione non c’è traccia del trasferimento, per cui è più facile aprire un conto bancario nel paradiso fiscale a cui si è approdati. Nei paradisi fiscali le banche non hanno l’obbligo di scambiare informazioni con le autorità fiscali italiane, di fatto è loro precisa intenzione non farlo, perché in questo modo riescono ad attrarre enormi capitali trasferiti da quelle persone che hanno qualcosa da nascondere. Infatti si tratta spesso di denaro in contanti che proviene da attività di corruzione o altre attività criminali. A parte questa piccola divagazione, con questo articolo vorrei chiarire definitivamente che cosa dobbiamo fare quando vogliamo trasferire denaro all’estero, sia nel caso in cui decidiamo di andare a vivere all’estero, sia nel caso in cui scegliamo di fare un investimento in un Paese straniero.

Ricevere la pensione all’estero

Ricevere la pensione all’estero

Ricevere la pensione all’estero Anche se molti non lo sanno, quelli che decidono di cambiare la loro vita e di trasferirsi all’estero, possono ricevere una pensione senza dover pagare le pesanti tasse che si applicano in Italia. Questo significa che, se vivete all’estero, la vostra pensione può essere più alta che in Italia Quest’operazione è assolutamente legale e permette di evitare il pagamento di tasse per quei servizi a cui, di fatto, non si ha diritto, come accade all’estero. Oggi vedremo come è possibile tutto questo e quali sono i passi da fare per ottenere il denaro che ci appartiene, se decidiamo di andar felicemente a vivere in un Paese straniero. Come fare per ricevere una pensione all’estero? La prima cosa da fare è scaricare dal sito web dell’Agenzia i documenti relativi alla Dichiarazione dei Redditi dei residenti all’estero: questi sono alcuni dei documenti che bisogna leggere con attenzione visto che spiegano quali sono i requisiti che un “non residente” deve possedere per ottenere i benefici previsti. I documenti più importanti sono i convegni menzionati anteriormente e la lista di tutti i Paesi che hanno firmato un accordo bilaterale con l’Italia, per determinare in quale dei due Paesi la persona che abbia effettuato un trasferimento di denaro all’estero debba pagare le tasse. Naturalmente per quanto riguarda i Paesi stranieri non legati al sistema fiscale italiano, le imposte da pagare nel nostro Stato sono molto meno pesanti. In questo caso è necessario compilare la Richiesta di Esenzione delle pensioni italiane Dalle tasse; il modulo deve essere presentato presso la sede INPS (ex INPDAP) corrispondente - provinciale o territoriale- che si occupa del pagamento delle pensioni. Per quanto riguarda gli Stati in cui si possono percepire pensioni straniere, il primo dato importante è sapere quali sono gli Stati stranieri che permettono quest’operazione. Fortunatamente il governo italiano ha firmato numerosi accordi in questo senso, per cui la lista delle nazioni europee e di altri luoghi in cui è possibile ricevere la pensione prevista dal sistema previdenziale è abbastanza corposa. Sono stati firmati anche degli accordi bilaterali con alcuni Paesi in particolare, in cui l’emigrazione italiana è più consistente. La seguente tabella riassume tutti gli Stati in cui il governo italiano permette di ricevere una pensione senza dover sottoporsi ad una doppia tassazione, ovvero contiene la lista di quei Paesi in cui la somma di denaro dev’essere corrisposta a noi, perché si applicano le tasse previste nello Stato straniero, che per noi sono più economiche.

Paese del pensionato

Firma

Ratifica

In vigore da

Albania

Tirana 12.12.1994

L.21.05.1998, n.175

21.12.1999

Algeria

Algeri 3.02.1991

L.14.12.1994, n.711

30.06.1995

Argentina

Roma 15.11.1979

L.27.04.1982, n.282

15.12.1983

Australia

Canberra 14.12.1982

L.27.05.1985, n.292

05.11.1985

Austria

Vienna 29.06.1981

L.18.10.1984, n.762

06.04.1985

Bangladesh

Roma 20.03.1990

L.5.07.1995, n.301

07.07.1996

Belgio

Roma 29.04.1983

L.3.04.1989, n.148

29.07.1989

Brasile

Roma 03.10.1978

L.29.11.1980, n.844

24.04.1981

Bulgaria

Sofia 21.09.1988

L.29.11.1990, n.389

10.06.1991

Canada

Toronto 17.11.1977

L.21.12.1978, n.912

24.12.1980

Cina

Pechino 31.10.1986

L.31.10.1989, n.376

13.12.1990

Cipro

Nicosia 24.04.1974

L.10.07.1982, n.564

09.06.1983

Corea del Sud

Seul 10.01.1989

L.10.02.1992, n.199

14.07.1992

Costa d’Avorio

Abijan 30.07.1982

L.27.05.1985, n.293

15.05.1987

Danimarca

Copenhaguen 26.02.1980

L.7.08.1982, n.745

25.03.1983

Ecuador

Quito 23.05.1984

L.31.10.1989, n.377

01.02.1990

Egitto

Roma 07.05.1979

L.25.05.1981, n.387

28.04.1982

Emirati Arabi Uniti

Abu Dabi 22.01.1995

L.28.08.1997, n.309

05.11.1997

Estonia

Tallin 20.03.1997

L.19.10.1999, n.427

22.02.2000

Etiopia

Roma 8.04.1997

L.19.08.2003, n.242

09.08.2005

Filippine

Roma 05.12.1980

L.28.08.1989, n.312

15.06.1990

Finlandia

Helsinki 12.06.1981

L.25.01.1983, n.38

23.10.1983

Francia

Venezia 05.10.1989

L.07.01.1992, n.20

01.05.1992

Georgia

Roma 31.10.2000

L.11.07.2003, n.205

19.02.2004

Germania

Bonn 18.10.1989

L.24.11.1992, n.459

26.12.1992

Ghana

Accra 19.02.2004

L.06.02.2006, n.48

05.07.2006

Giappone

Tokio 20.03.1969

Tokio 20.03.1969

17.03.1973

Grecia

Atenas 03.09.1987

L.30.12.1989, n.445

20.09.1991

India

Nuova Delhi 19.02.1993

L.14.07.1995, n.319

23.11.1995

Indonesia

Yacarta 18.02.1990

L.14.12.1994, n.707

02.09.1995

Irlanda

Dublino 11.06.1971

L.09.10.1974, n.583

14.02.1975

Israele

Roma 08.09.1995

L.09.10.1997, n.371

06.08.1998

Jugoslavia-Serbia  (1)

Belgrado 24.02.1982

L.18.12.1984, n.974

03.07.1985

Kazakistan

Roma 22.09.1994

L.12.03.1996, n.174

26.02.1997

Kuwait

Roma 17.12.1987

L.07.01.1992, n.53

11.01.1993

Lituania

Vilnius 04.04.1996

L.09.02.1999, n.31

03.06.1999

Lussemburgo

Lussemburgo 03.06.1981

L.14.08.1982, n.747

04.02.1983

Macedonia

Roma 20.12.1996

L.19.10.1999, n.482

08.06.2000

Malesia

Kuala Lumpur 28.01.1984

L.14.10.1985, n.607

18.04.1986

Malta

La Valletta 16.07.1981

L.02.05.1983, n.304

08.05.1985

Marocco

Rabat 07.06.1972

L.05.08.1981, n.504

10.03.1983

Mauritius

Port Louis 09.03.1990

L.14.12.1994, n.712

28.04.1995

Messico

Roma 08.07.1991

L.14.12.1994, n.710

12.03.1995

Mozambico

Maputo 14.12.1998

L.23.04.2003, n.110

06.08.2004

Norvegia

Roma 17.06.1985

L.02.03.1987, n.108

25.05.1987

Nuova Zelanda

Roma 06.12.1979

L.10.07.1982, n.566

23.03.1983

Oman

Mascate 06.05.1998

L.11.03.2002, n.50

22.10.2002

Paesi Bassi

L'Aja 08.05.1990

L.26.07.1993, n.305

03.10.1993

Pakistan

Roma 22.06.1984

L.28.08.1989, n.313

27.02.1992

Polonia

Roma 21.06.1985

L.21.02.1989, n.97

26.09.1989

Portogallo

Roma 14.05.1980

L.10.07.1982, n.562

15.01.1983

Regno Unito

Pallanza 21.10.1988

L.05.11.1990, n.329

31.12.1990

Repubblica Ceca

Praga 05.05.1981

L.02.05.1983, n.303

26.06.1984

Repubblica Slovacca

Praga 05.05.1981

L.02.05.1983, n.303

26.06.1984

Romania

Bucarest 14.01.1977

L.18.10.1978, n.680

06.02.1979

Russia

Roma 09.04.1996

L.09.10.1997, n.370

30.11.1998

Senegal

Roma 20.07.1998

L.20.12.2000, n.417

24.10.2001

Singapore

Singapur 29.01.1977

L.26.07.1978, n.575

12.01.1979

Siria

Damasco 23.11.2000

L.28.04.2004, n.130

15.01.2007

Spagna

Roma 08.09.1977

L.29.09.1980, n.663

24.11.1980

Sri Lanka

Colombo 28.03.1984

L.28.08.1989, n.314

09.05.1991

Stati Uniti

Roma 17.04.1984

L.11.12.1985, n.763

30.12.1985

Sudafrica

Roma 16.11.1995

L.15.12.1998, n.473

02.03.1999

Svezia

Roma 06.03.1980

L.04.06.1982, n.439

05.07.1983

Svizzera

Roma 09.03.1976

L.23.12.1978, n.943

27.03.1979

Tanzania

Dar Es Salam 07.03.1973

L.07.10.1981, n.667

06.05.1983

Thailandia

Bangkok 22.12.1977

L.02.04.1980, n.202

31.05.1980

Trinidad e Tobago

Port of Spain 26.03.1971

L.20.03.1973, n.167

19.04.1974

Tunisia

Tunes 16.05.1979

L.25.05.1981, n.388

17.09.1981

Turchia

Ankara 27.07.1990

L.07.06.1993, n.195

01.12.1993

Ucraina

Kiev 26.02.1997

L.11.07.2002, n.169

25.02.2003

Uganda

Kampala 06.10.2000

L.10.02.2005, n.18

18.11.2005

Ungheria

Budapest 16.05.1977

L.23.07.1980, n.509

01.12.1980

Unione Sovietica ( 2)

Roma 26.02.1985

L.19.07.1988, n.311

30.07.1989

Uzbekistan

Roma 21.11.2000

L.10.01.2004, n.22

25.05.2004

Venezuela

Roma 05.06.1990

L.10.02.1992, n.200

14.09.1993

Vietnam

Hanoi 26.11.1996

L.15.12.1998, n.474

22.02.1999

Zambia

Lusaka 27.10.1972

L.27.04.1982, n.286

30.03.1990

Conti personali e corporativi in una banca straniera

Conti personali e corporativi in una banca straniera

Esportare o trasferire denaro all’estero La possibilità di aprire un conto bancario all’estero è un’operazione legale secondo la legislazione italiana ed europea. È fondamentale sapere questo: bisogna applicare con cautela le norme nazionali ed internazionali. È importante che il titolare del conto presenti la dichiarazione dei redditi corrispondenti nel suo Paese d’origine con totale trasparenza e quest’operazione può essere considerata completamente legittima. I vantaggi di aprire un conto in banca all’estero possono essere numerosi, specialmente in questo momento particolare in cui si hanno dei timori sulla solidità del sistema finanziario italiano. Pertanto difendersi dal rischio può essere una priorità, così come la necessità di garantire ai titolari di conti correnti costi più bassi ed una maggiore redditività. Tutti i cittadini di uno Stato dell’Unione Europea hanno diritto ad aprire un conto presso una banca di un qualsiasi altro Stato membro. Ovviamente anche il trasferimento di somme di denaro nel conto straniero è un atto perfettamente legale, sempre che le somme trasferite, che devono essere di provenienza legale, vengano mosse attraverso il canale bancario. Qualsiasi trasferimento di fondi viene controllato, per evitare casi di evasione fiscale, il terrorismo e la delinquenza organizzata o meno. L’esistenza e la corretta gestione di un conto in banca all’estero, indipendentemente dalla sua consistenza, implica l’obbligo di compilare il quadro RW quando si presenta la Dichiarazione dei Redditi. La banca straniera che apre un conto ad un cittadino dell’UE o proveniente da un Paese che non appartiene all’UE deve comunicare allo Stato di residenza della persona tutte le informazioni relative al conto straniero. Tutte queste operazioni di apertura di un conto bancario all’estero, se realizzate da un professionista in maniera adeguata, sono perfettamente legali. In definitiva sii può dire che l’apertura di un conto bancario all’estero è un’attività che spesso è molto redditizia, in termini di riduzione dei costi, di gestione e di sicurezza degli investimenti; questo sempre che ci si affidi alla consulenza di un professionista capace di gestire tali operazioni di apertura di un conto bancario all’estero. La nostra impresa internazionale di avvocati offre consulenza ai clienti su tutte le operazioni di apertura di conti bancari all’estero, a partire dalla scelta della nazione che, per differenti ragioni (sicurezza del Paese, accordi bancari, costi delle operazioni, tipi di interessi applicati) può adattarsi meglio alle esigenze reali del cliente. In base alle necessità del cliente (conti più redditizi, interessi commerciali o familiari per un determinato Paese, trasferimento per lavoro, riduzione dei rischi, necessità di gestire la fiducia ed altre) può essere più conveniente aprire un conto corrente in un Paese straniero che in Italia. L’impresa può aiutarvi a trasferire il vostro denaro all’estero, attraverso alcune delle principali banche straniere, per far fronte alle vostre esigenze: tutto ciò nel rispetto rigoroso della legge in materia e dopo aver realizzato le ricerche necessarie sul lavaggio di denaro, per essere sicuri che l’esigenza di aprire conti bancari all’estero derivi da necessità legittime. Lo studio può anche offrire appoggio in materia di investimenti, mediante consulenti finanziari professionali che, in maniera completamente autonoma, possono essere d’aiuto per le esigenze di investimento dei clienti.

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